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Alimentazione e salute metabolica: come evitare elevati valori di glicemia

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Con il termine glicemia si fa riferimento alla concentrazione di glucosio nel sangue. Il meccanismo, invero piuttosto complesso, che regola i livelli di glucosio nel sangue è gestito da due ormoni antagonisti, l’insulina e il glucagone, che vengono secreti dal pancreas. La prima ha un’azione ipoglicemizzante, ovvero tende a ridurre il livello di glicemia, mentre il secondo è iperglicemizzante.

Il test della glicemia è uno degli esami clinici effettuati più comunemente perché fa parte degli esami del sangue di routine (gli altri sono l’emocromo, il profilo lipidico, la funzionalità renale, gli enzimi epatici ecc.).

La prima cosa che si deve sottolineare riguardo alla glicemia è che è molto importante che i suoi valori restino entro i limiti del range di normalità (70-99 mg/dL).

Di seguito saranno fornite alcune indicazioni tecniche relative alla glicemia e alle strategie che si possono mettere in atto per mantenere i suoi livelli nell’intervallo di normalità.

Glicemia: i valori normali di riferimento

Fino a non molti anni fa il limite massimo del range di normalità dei valori di glicemia era 110 mg/dL, ma in seguito la soglia massima è stata abbassata a 99 mg/dL. Il motivo di questa revisione è per lo più legata alla volontà di identificare precocemente il rischio di diabete mellito di tipo 2 e di prevenire le sue complicanze vascolari. Attualmente quindi i valori normali di riferimento sono i seguenti:

  • 70 e 99 (mg/dL) a digiuno (alcune fonti indicano un intervallo leggermente diverso: 60-90 mg/dL);
  • <140 mg/dL 2 ore dopo l’assunzione di una soluzione di glucosio (test da carico di glucosio noto anche come OGTT ovvero Oral Glucose Tolerance Test).

Se si registrano valori compresi tra 100 e 125 mg/dl si parla di alterata glicemia a digiuno.

Nel caso in cui i valori siano compresi tra 140 e 199 mg/dL dopo un test da carico di glucosio si parla di alterata tolleranza al glucosio.

Si ha diagnosi di diabete mellito qualora i valori di glicemia a digiuno siano uguali o superiori a 126 mg/dL in seguito a due rilevazioni in diverse occasioni oppure se sono uguali o maggiori a 200 mg/dL, rilevati in un qualsiasi momento della giornata in un soggetto sintomatico oppure 2 ore dopo un test da carico orale di glucosio.

Si parla invece di ipoglicemia qualora i livelli di glicemia scendano sotto il livello minimo dell’intervallo di riferimento.

Quali sono le cause di elevati valori di glicemia (iperglicemia)?

La più comune causa di elevati valori di glicemia, condizione nota come iperglicemia, è legata alla presenza di diabete mellito, patologia metabolica di cui esistono due forme principali, il tipo 1 e il tipo 2.

L’iperglicemia da diabete mellito è causata da una diminuzione della secrezione di insulina da parte del pancreas o dalla combinazione della diminuzione della secrezione di insulina e della resistenza dei tessuti periferici all’insulina.

Meno comunemente la rilevazione di iperglicemia può essere fatta in seguito al verificarsi di eventi stressanti per l’organismo come per esempio un infarto del miocardio, un ictus, un processo infettivo, una malattia endocrina (per esempio la sindrome di Cushing) o una patologia del pancreas.

Aumenti transitori della glicemia in un soggetto non affetto da diabete o un peggioramento dell’iperglicemia nei soggetti diabetici possono essere dovuti all’assunzione di alcuni farmaci, come per esempio i corticosteroidi, gli antiretrovirali e gli antipsicotici.

Pre-diabete e diabete: l’importanza del regime alimentare

Seguire un’alimentazione corretta è uno strumento di fondamentale importanza per la prevenzione e/o la gestione del pre-diabete (una condizione reversibile grazie allo stile di vita) e del diabete mellito. Una dieta settimanale per glicemia alta può includere alimenti di ogni tipologia, ma scelti con molta attenzione.

Per quanto riguarda i carboidrati, per esempio, si devono preferire pasta, pane, riso e cereali nella forma “integrale”. Per quanto concerne gli alimenti proteici, invece, ci si può orientare sui legumi, sulla carne di pollo e di tacchino, sulle uova e sul tofu.

Relativamente ai lipidi, si possono consumare sia grassi monoinsaturi che polinsaturi (presenti in olio d’oliva, pesce azzurro e in diversi vegetali). Possono poi essere consumate le verdure a foglia verde che sono ricche di fibre alimentari e antiossidanti.

L’importanza dell’attività fisica

Come chiaramente spiegato sul portale web dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), un’attività fisica aerobica di grado moderato per almeno 150 minuti settimanali (preferibilmente 300) è raccomandata per migliorare il controllo della glicemia e mantenere il peso corporeo nei limiti del peso forma.

L’attività fisica dovrebbe essere distribuita in almeno tre sedute alla settimana e con non più di due giorni consecutivi senza attività.

Ai soggetti diabetici, come nel caso comunque della popolazione generale, è altresì raccomandata l’astensione dal fumo di sigaretta.

È opportuno infine puntualizzare che un’attività fisica regolare non aiuta soltanto a migliorare il controllo della glicemia, ma è utile anche per migliorare il profilo lipidico e i livelli di pressione arteriosa.